Meet the Mentor Niccolò Sanarico, TIM #Wcap Bologna

34 anni

Laurea in ingegneria del software

Com’è? Profondamente ingegnere, curioso. Gli piace costruire, progettare, ragionare

Cosa si aspetta dalle startup 2015? Serietà, visione, esecuzione

Cosa darà alle startup 2015? Le sfiderà costantemente a superare le loro convinzioni

 

Credo di avere imparato una sola cosa in questi anni: chi smette di studiare, imparare, sperimentare è perduto.

Ho pazienza, nella vita e nel lavoro. Ma fino ad un certo punto. Non voglio il tutto e subito, mi terrorizza l'ottimo e lento, preferisco il presto e bene.
I team delle startup devono mostrare, prima di ogni altra cosa, serietà. Lavoreremo per creare le imprese che definiranno il nostro futuro, come singoli e come comunità. Non è un gioco. Inoltre, le startup devono avere visione, perchè il futuro è evanescente, impalpabile. Se si vuole creare innovazione, il futuro occorre vederlo e soprattutto occorre credere per primi in ciò che si vede. Ma non dimentichiamo l’esecuzione, perchè non basta vederlo, il futuro: per renderlo reale occorre concretezza. Non sarà facile, non tutti riusciranno, ma nessuno potrà dire di non averci provato fino in fondo.

Sono sempre stato un appassionato di sviluppo software: ho cominciato a studiare il C sul 286 di casa, avevo 12 anni. Ho scritto il mio primo videogioco, uno sparatutto a scorrimento verticale, a 16 anni, purtroppo senza distribuirlo più in là della mia classe al liceo.

Dopo l'università ho proseguito gli studi negli Stati Uniti, a Chicago. Rientrato in patria, sono entrato nel mondo del lavoro come analista in Neptuny, la società fondata tra gli altri da Fabio Violante, che qualche anno dopo avrebbe completato una exit importante verso BMC Software, uno dei grandi provider mondiali di soluzioni software enterprise. Il tutto prima che il termine "startup" diventasse di uso comune.

Però la consulenza mi stava un po' stretta, e in cerca di stimoli nuovi mi sono trasferito in Inghilterra, per un percorso di studi ad Oxford, dove sono entrato in contatto con persone dal talento imprenditoriale cristallino, nonché con alcune figure di riferimento della Valley, come Reid Hoffman e Biz Stone. A Oxford ho capito che il mio passaggio successivo sarebbe stato essere in prima fila nello sviluppo di nuovi prodotti e mercati.

Per fortuna, o pura coincidenza, poco dopo il termine dei miei studi si apre una posizione in dPixel, dove sono entrato nel 2011. Oggi, mi occupo di valutazione di impresa, pianificazione strategica, e faccio da "sparring partner" ad alcuni imprenditori eccezionali.

Il mondo del software è il mio pane quotidiano, in senso lato. Credo che le soluzioni SaaS abbiano ancora tantissimo da dire, e che ci siano praterie in buona parte inesplorate, in numerosi settori legati al mondo delle imprese, come servizi accessori (penso al legal tech), gestione del credito, supply chain, relazione offline/online, mondo del lavoro e gestione del lavoro.

Alcune tecnologie emergenti di oggi potrebbero essere esattamente il tassello che manca per abilitare un nuovo round di innovazione in questi segmenti. Poi trovo molto interessanti le soluzioni a supporto dei settori digitali oggi ormai consolidati, per esempio servizi a supporto di ecommerce, piattaforme di distribuzione/analytics/supporto per il digital gaming, per il digital media.

L'innovazione è il risultato dell'unione di due componenti: la prima è l'invenzione, cioè l'ideazione di qualcosa che prima non c'era, o una nuova applicazione prima sconosciuta di qualcosa di noto. La seconda è il mercato, cioè gli utenti, i clienti. L'innovazione c'è quando una nuova tecnologia diventa utile per qualcuno. Quando incontra il mercato. Quando cambia il mondo, in modo piccolo o grande. Per questo, quando penso all'innovazione, penso a queste due componenti: l'invenzione e il mercato.

 

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