Da Itaca alle startup. Breve storia del mentor

Al lancio del programma di accelerazione, Ilaria Potito, Head of TIM #Wcap, ha fatto gli auguri di buon lavoro ai mentor che seguiranno le startup. Ma chi è il mentor e perché i nostri team ne hanno bisogno?

Mentore era quel personaggio dell’Odissea che aiutava e consigliava Telemaco, figlio di Ulisse, durante l’assenza del padre. Mentore, quindi, era quasi un genitore, una guida saggia e paterna. Come Alfred per Bruce Wayne (e per Batman).

Il mentor, insomma, è qualcuno di cui ci si può fidare e a cui fare riferimento per avere pareri sinceri e competenti. Difatti, un vero mentor non avrà mai paura di parlare a un team con onestà. Non avrà timore di dire a un CEO che le cose vanno fatte diversamente.

Le startup sono creature giovani che si muovono su terreni inesplorati. Esperienze spesso senza precedenti, imprese che hanno bisogno tanto di sostegno quanto di critiche. 

È per questo che durante il Digital Innovation Year di TIM #Wcap, le startup selezionate sono seguite da quattro mentor, uno per ogni acceleratore. Lisa Di Sevo a Milano, Niccolò Sanarico a Bologna, Guido Giordano a Roma e Mario Scuderi a Catania.

Professionisti che forniscono un supporto costante ai team in merito a question di vision, business, adattamento al mercato. Consulenti di spessore che aiutano le startup a capire meglio il proprio progetto e a imboccare la strada giusta, anche attraverso pivot, ovvero correzioni della rotta per verificare ipotesi alternative e nuove strategie.

Il bravo mentor sa come guidare le startup nel viaggio dell’innovazione. È per loro una bussola sicura, una mappa affidabile con cui i team si orientano per affrontare il mondo là fuori, ovvero il mercato.

 

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