Subito è meglio di gratis. La pirateria secondo Roberto Braga e Giovanni Caruso

Roberto Braga ci propone, in questo post scritto a due mani con Giovanni Caruso, un approfondimento sul tema della pirateria digitale. Quello delle possibilità di un utilizzo ‘virtuoso’ della pirateria e dei possibili modelli di business che possono emergerne è il filone che Roberto e Giovanni stanno perseguendo nell’ambito della ricerca finanziata da Working Capital l’anno scorso.

Roberto Braga con Riccardo Luna al Working Capital Tour Roma 2010
Roberto Braga con Riccardo Luna dopo il pitch al Working Capital Tour Roma 2010

Qualche settimana fa, un interessante articolo apparso su Techdirt ha messo a nudo alcune delle contraddizioni delle industrie dell’intrattenimento nei confronti delle diverse forme di pirateria: da una parte – con la solita nota di vittimismo – le industrie culturali ignorano le motivazioni che hanno permesso alla pirateria di diventare il loro più grande competitor; dall’altra, fanno la voce grossa contro servizi che, garantendo accesso ai contenuti dietro pagamento di una fee, traggono ingiustamente profitto dalla pirateria. Il post continua con due domande, retoriche ma legittime:

  • Se gli utenti vogliono contenuti gratuiti, esistono ancora “consumatori” disposti a pagare per la loro dieta mediale?
  • Se la lotta contro il free è persa in partenza, allora come ha fatto Usenet (per esempio) a vincere la battaglia contro il gratis a tutti i costi?

Generalmente, gli utenti si rivolgono a questi servizi alternativi per tre semplici motivi:

  • maggiore scelta
  • maggiore convenienza
  • minori restrizioni.

Sembra implicito, quindi, che più il servizio e i contenuti rispondono alle esigenze degli utenti, più le persone sono disposte a pagare (anche più di quanto non chiedano i legali detentori). Il successo di Netflix parla chiaro. Al contrario, più l’accesso al contenuto è conforme agli interessi del provider, più il divario con un modello di business obsoleto si palesa in tutta la sua forza.

Ora, che l’industria debba offrire contenuti rispondenti alle aspettative dei propri clienti può sembrare scontato, ma è la prima regola che ogni player dovrebbe rispettare per rimanere sul mercato. Tuttavia, un conto è la teoria, altra cosa è la diretta applicazione di un principio che, con la sua semplicità, avrebbe la forza di sovvertire un sistema di business che da anni resiste a se stesso.

Giusto per spiegarci. Qualche giorno fa uno studio condotto da TorrentFreak [1] ha dimostrato come per le industrie culturali risulti talvolta più semplice lamentarsi dei presunti danni della pirateria, che applicarsi per trovare una soluzione efficace al problema.

Il sistema di TV Everywhere di Fox permette ai soli sottoscrittori dell’abbonamento pay-tv o a Hulu-Plus di accedere ai contenuti dei palinsesti televisivi via web. A ridosso di ferragosto, Fox ha scelto di introdurre una finestra temporale di otto giorni, dopo la messa in onda TV, per la visione dei contenuti su Hulu e Fox.com: il delay ha spinto molti abbonati a rivolgersi altrove per il reperimento dei contenuti di loro interesse. Così, show come Hell’s Kitchen e MasterChef hanno registrato un incremento vertiginoso di download via torrent rispetto agli episodi precedenti (rispettivamente +114% e +189). Gli utenti, insomma, non hanno voglia di aspettare.

Eric Schmidt, Executive Chief di Google, parlando di social tv e di nuovi comportamenti di consumo televisivo, è stato chiaro con provider, telco e broadcaster: “Ignorate Internet a vostro rischio e pericolo. Significa ignorare il futuro della televisione per una semplice ragione: è quello che vuole la gente”.

In un mercato realmente competitivo – come quello che la pirateria impone – basato su abbondanza di contenuti e servizi di approvvigionamento, il prezzo tende a calare fino al costo marginale: il gratis risulta essere l’inevitabile alternativa. È la forza di gravità economica, come la chiama Chris Anderson. Ma, se un prodotto o un servizio vuole essere davvero competitivo, ciò che inciderà veramente nelle scelte dei consumatori sarà l’utilità marginale, cioè il valore che ognuno di noi attribuisce a contenuti e servizi. Insomma, il prezzo d’accesso ha una certa importanza, ma le condizioni d’uso sono altrettanto rilevanti. Lo dimostrano il successo di servizi di “pirateria a pagamento” e la risposta degli utenti alle scelte di distribuzione on line di Fox. Le varie forme di pirateria (free o pay) sono in grado di colmare quelle lacune distributive che le industrie culturali non riescono a sanare o che mantengono inalterate per questioni endogene ed esogene. La logica delle windows, alla fine della fiera, è percepita come una mancanza tanto quanto l’assenza di forme di versioning (ossia di realizzazione di nuove versioni dei software-servizi adeguate alle necessità degli utenti, ndr) realmente efficaci e di contenuti multilingua.

È chiaro perché subito è meglio di gratis?

Per approfondimenti sul tema della pirateria digitale vi consigliamo di seguire il blog di Roberto Braga e Giovanni Caruso: http://digitalpiracy.wordpress.com.


[1] Lo studio è piuttosto rudimentale e si è soffermato ad analizzare il comportamento di consumo degli utenti su due soli prodotti per una finestra temporale di soli 5 giorni.