L'ECOSISTEMA ITALIANO E I VENTURE CAPITAL

16-11-2016

Consulente, investitore, tra i principali attori del panorama venture italiano. Giovanni De Caro segue da anni l’ecosistema italiano e, in particolare, meridionale delle startup. Collabora con università, centri di ricerca, finanziarie regionali, acceleratori e incubatori. Lo abbiamo incontrato in TIM #Wcap, dove ha tenuto un modulo didattico con le nostre startup.

Quali sono secondo te i punti di forza e di debolezza dell’ecosistema italiano dell’innovazione?

L’ecosistema italiano dell’innovazione ha più punti di debolezza che punti di forza. I punti di debolezza sono secondo me un contesto complicato dal punto di vista dell’approccio dello stato alle startup, un approccio che dovrebbe cambiare radicalmente. Sono stati fatti dei passi avanti, ma c’è ancora molta strada da fare. Un altro punto di debolezza è rappresentato dalla carenza di attori. Bisognerebbe agevolare  la creazione di imprese attraverso le startup, ma bisognerebbe agevolare anche lo sviluppo di operatori che coprano ogni segmento dell’attività. Paradossalmente, il più grande punto di forza dell’ecosistema italiano è il fatto che “ci moriamo di fame”. Oggi il lavoro fisso, quello per capirci dei nostri genitori, è praticamente impossibile. In questa situazione, o ti accontenti di fare lo schiavo di qualcuno, oppure cerchi di mettere in piedi una tua azienda.

Perché è importante diffondere la cultura dell’imprenditorialità?

Un Paese nel quale la gente rischia e ci mette del suo è un Paese dove la produttività aumenta drammaticamente. E uno dei mali di cui soffriamo di più oggi in Italia è la produttività. Il nostro è uno dei Paesi con la produttività più bassa al mondo.

Qual è in Italia la situazione dei venture capital? Quali sono gli attori più interessanti e le iniziative più promettenti?

Nel venture c’è la stata la grande spinta del Fondo Italiano d’Investimento, che è finanziato dalla raccolta di tutti i principali fondi di venture capital italiani. Possiamo dire che il panorama venture è abbastanza ben presidiato. Tra i fondi già raccolti e quelli ancora da raccogliere, è ragionevole pensare che per la fine del 2017 ci sarà quasi un miliardo di euro sulle startup: fondi destinati a operazioni su business già consolidati, con round che vanno dal milione in su. È di pochi giorni la notizia di Talent Garden che ha ottenuto un investimento di 12 milioni: ormai cominciamo a vedere dei numeri significativi. Quello che invece manca in Italia è il seed: mentre siamo ben coperti sul pre-seed, anche grazie a iniziative come TIM #Wcap che aiutano il kick off delle startup, riscontriamo invece un vuoto per una taglia di investimenti dai 200 ai 600mila euro, ossia per quella forma di investimento che serve proprio a consolidare sul mercato il business e ad aiutare una startup a diventare grande.

Quali sono i contenuti che hai affrontato con le nostre startup?

Essenzialmente, abbiamo parlato di due cose. Prima di tutto di come funziona l’ecosistema delle startup in Italia, soprattutto dal punto di vista degli operatori: ossia il ciclo di vita delle startup e quali sono le risposte degli operatori italiani a ciascuna fase del ciclo di vita della startup. Secondo punto, la pianificazione finanziaria: come si fa un business plan, quali sono i driver fondamentali di un business plan, come si arriva a valutare un capitale economica, ossia come poter negoziare con un potenziale investitore. In definitiva, abbiamo parlato di come si fa un piano finanziario; di come, quando, in che forma e in quali dimensioni si portano i soldi dentro una startup; e di come negoziare la valutazione del proprio business con un potenziale investitore.