DIRITTI E RIVOLUZIONE DIGITALE

08-11-2016

Avvocato, esperto di diritto delle nuove tecnologie, componente del Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale italiana presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ernesto Belisario è una voce autorevole sui temi dell’innovazione e degli impatti giuridici che la rivoluzione digitale ha sulle nostre vite, in particolare in rapporto alla pubblica amministrazione. Lo abbiamo incontrato in TIM #Wcap, dove ha tenuto un modulo didattico su “Protecting your business & IP”.

Come cambia la nostra vita nell’era della digitalizzazione delle identità?

In realtà la nostra vita è già cambiata nell’era delle identità digitali. Tutti noi, oltra alla nostra identità e alla nostra reputazione nel mondo degli atomi, ne abbiamo un prolungamento nel mondo dei bit. Usiamo username e password per acquistare un biglietto aereo o ferroviario, per comprare un libro o commentare un articolo online. Il tema è capire quali sono i diritti e le responsabilità che derivano da questo tipo di cambiamento. Diritti, perché abbiamo il diritto per esempio ad alcuni servizi, per esempio quelli della pubblica amministrazione cui accediamo con un’identità digitale. Ma abbiamo anche il diritto di sapere come vengono utilizzati i nostri dati: se qualcuno ci sta profilando, sta utilizzando le nostre informazioni per offerte commerciali o se sta addirittura registrando i nostri dati per cederli a terzi. Dobbiamo saperlo perché dobbiamo essere messi in condizione di poter fare un uso consapevole dei nostri dati. Allo stesso tempo si pone un altro tema, che è quello del diritto all’oblio. Nell’epoca della società dell’informazione, dei siti web, dei social network e dei motori di ricerca, si è posto il tema della tutela del diritto a non essere ricordati per dei fatti per i quali non esiste più un interesse pubblico a essere ricordati o dai quali sia trascorso un notevole lasso di tempo. Si tratta di un diritto riconosciuto da leggi e sentenze ma dobbiamo sapere quando possiamo effettivamente avvalercene. Per esempio, un pianista una volta ha invocato il diritto all’oblio nel caso di una recensione negativa a un concerto, ma ovviamente in questo caso la richiesta è stata respinta.

Le nuove tecnologie sono uno strumento di business sempre più diffuso. Quali sono le problematiche che devono affrontare le startup che operano in campo digitale?

Prima di tutto, la protezione del proprio nome, attraverso per esempio la registrazione di un marchio, ma anche la protezione del proprio lavoro, attraverso una tutela di tipo brevettuale. Poi c’è una tematica legata relative alla contrattualistica con fornitori, clienti, consumatori, nel rispetto della disciplina sul commercio elettronico, sulle vendite e sui contratti a distanza, che deve prevedere una serie di garanzie, per esempio in termini di trasparenza nei confronti del consumatore e di diritto di recesso. Ci sono inoltre le tematiche legate alla privacy, cioè alla protezione dei dati personali, quelli dei clienti ma anche quelli dei miei dipendenti.

La rivoluzione digitale sta incidendo sulle nostre vite con una rapidità che pochi anni fa non potevamo immaginare. Le aziende e le pubbliche amministrazioni italiane riescono a stare al passo? Quali sono i punti di forza e di debolezza del nostro paese?

In linea di principio, direi che le aziende sembrano essere sicuramente più reattive rispetto alle pubbliche amministrazioni. Questa è la mia personale percezione. Le aziende riescono stare al passo attraverso un meccanismo di tipo darwiniano: per Darwin, non sopravvive né il più forte né il più intelligente, ma il più reattivo al cambiamento. Verosimilmente, le imprese più reattive al cambiamento sopravvivono. Il problema riguarda le amministrazioni. Perché le amministrazioni non operano nel mercato e quindi non sono sottoposti a un meccanismo di sopravvivenza. Il rischio è che ci condannino a essere dei cittadini di serie b, non dandoci la possibilità di esercitare una serie di diritti digitali per usufruire di servizi online di qualità ed evoluti. Molto spesso in Italia c’è stato un freno all’innovazione dettato da norme che per esempio non prevedevano che si potesse fare digitalmente quello che faceva allo sportello. E molto spesso le norme vengono utilizzate, anche in ambito privato, come un ostacolo. Sicuramente l’Italia sconta un’arretratezza di tipo culturale, dalla quale però non è esente il mondo del diritto. Penso per esempio alla sharing economy, che di fatto nel nostro paese ha numerosi margini di incertezza, come in tutto al mondo, che però da noi, a causa di un contesto di iper-normazione, pesano ancora di più.

Quali sono gli argomenti che hai affrontato con le nostre startup durante questo modulo didattico?

Innanzitutto, parleremo dei vantaggi che la normativa vigente prevede per le startup innovative. La normativa ha provato negli ultimi anni a introdurre numerosi vantaggi, che però vengono sfruttati solo parzialmente. Poi vorrei provare a condurre gli startupper a individuare i propri bisogni, sia con la protezione della propria idea imprenditoriale sia per quanto riguarda le cautele da adottare per poter svolgere il proprio business serenamente e nel rispetto delle regole.