A colloquio con Tugce Ergul, giovane VC e coordinatrice di Startup Weekend Roma

Abbiamo intervistato Tugce Ergul, giovanissima coordinatrice di Startup Weekend in Italia e Sud Europa.

tugce ergulStartup Weekend, il più grande evento di startup competition al mondo, sta per tornare in Italia. Dopo quello di Milano (15-17 ottobre), il prossimo appuntamento, di cui Working Capital è platinum sponsor, è a Roma dal 29 al 31 ottobre (ma ne abbiamo parlato più diffusamente in questo post).

Abbiamo avuto il piacere di incontrare la coordinatrice dell’evento in Italia, Tugce Ergul.

Giovanissima (22 anni), Tugce è analista in un fondo di Venture Capital in Turchia, la sua nazione. Sin dalle elementari (terminate con due anni di anticipo), Tugce ha sempre frequentato scuole internazionali nel suo paese: elementari e medie americane e liceo francese. Poi la laurea in Economia finanziaria alla Sorbona di Parigi, a soli 20 anni. Di ritorno in Turchia, dopo un’esperienza di un anno nell’investment banking, entra nel mondo dei finanziamenti alle giovani imprese.

Allo Startup Weekend di Parigi conosce il direttore dell’iniziativa, che la sceglie come coordinatore per l’area Southern Europe.

Tugce si è da poco trasferita in Italia, dove sta per iniziare un master alla Bocconi. Ma in Italia Tugce è già stata.

“Ho frequentato un corso di italiano di due mesi (solo? Non si direbbe, ndr.). Mi sono innamorata dell’Italia e credo sia l’unico posto in Europa in cui potrei vivere. Non mi sono mai sentita turca, ma cittadina del mondo, forse per l’esperienza nelle scuole internazionali. Sono due i luoghi al mondo in cui potrei vivere: gli USA per lavoro, dato l’incredibile mercato di VC, e l’Italia per una scelta puramente emozionale.”

Startup Weekend ha già fatto tappa nel nostro paese, a Venezia. Come reputi la risposta italiana rispetto a questo appuntamento?
In Italia abbiamo riscontrato una reazione del tutto inedita rispetto agli altri paesi: c’è diffidenza rispetto all’organizzazione di un evento internazionale che ‘piomba’ in Italia. Ci si chiede: perché non piuttosto un evento italiano? Ma è un pregiudizio che col tempo passerà."

E tu come risponderesti?

“Perché questo evento è la più grande startup competition a livello mondiale. È questa la differenza rispetto ad altre iniziative italiane, peraltro molto valide: avere un’opportunità di visibilità incredibile proprio per il fatto di presentarsi a una piazza che è italiana ma anche internazionale. In America, poi, sono molto attenti alle iniziative degli altri Startup Weekend. Così, una settimana dopo l’evento, i progetti più interessanti sono sulle scrivanie degli organizzatori americani, pronti per entrare all’interno di uno dei più grandi circuiti americani di investitori. A Roma, poi, sarà presente il direttore americano Clint Nelsen in persona."

A chi consigli di partecipare a Startup Weekend?

“A chiunque voglia imparare come avviare una startup e apprendere cosa è veramente importante dal punto di vista dell’investitore. Insomma, a tutti coloro che abbiano uno spirito imprenditoriale. Si tratta di un’opportunità sia di formazione che di incontro di potenziali co-founder della propria iniziativa. Quello di trovare dei partner è infatti uno dei problemi principali per gli aspiranti imprenditori."

Startup Weekend è stata ‘galeotta’, in questo senso?

“Sì, tante startup sono nate grazie alla partecipazione a Startup Weekend. In media, due per evento.”

E ha portato fortuna in termini di finanziamenti?

Sì, alcune startup presentate ai nostri appuntamenti in giro per il mondo hanno avuto anche finanziamenti di rilievo. Proprio due giorni fa, ad esempio, una di esse (presentata allo Startup Weekend di Copenhagen, ndr.) ha ricevuto 2 milioni di dollari di investimento, una cifra davvero ingente. Si chiama Memolane ed è un servizio di ‘memoria digitale’.”

Cosa pensi del mercato italiano?

“Le potenzialità sono incredibili, ma il vostro problema è la scarsità di capitale. In America gli italiani, con i cinesi e gli indiani, sono considerati gli imprenditori più bravi. La vostra intelligenza è riconosciuta da tutti. L’entità degli investimenti in Italia è bassa probabilmente perché c’è poca competizione tra idee: chi sente di avere una grande idea la porta fuori, magari in Silicon Valley, dove ha molte più speranze di riuscire a realizzarla. Questo però impoverisce il contesto nazionale, restringendo la competizione. Le iniziative a sostegno delle startup in Italia, tuttavia, stanno crescendo e fra qualche anno forse lo scenario sarà diverso.”

Cosa consigli allora agli startupper italiani?

“Consiglierei di restare in Italia e insistere, perché intravedo un potenziale davvero grande nel vostro paese.”